L’Ottimismo allunga la vita
Il fatto che l’ottimismo realistico abbia numerosi e importanti effetti sulla salute fisica delle persone è noto fin dall’antichità. Negli ultimi tempi tale connessione è stata empiricamente dimostrata da una mole rilevante di ricerche sperimentali. In generale, risulta che chi è ottimista si ammala significativamente di meno e vive più a lungo rispetto a chi non è ottimista.
Solo per menzionare alcune di tali ricerche, si è visto che l’ottimismo genera effetti positivi fra i sopravvissuti ad attacchi missilistici, agli incidenti aerei e marittimi e ai tornado, per le donne che devono partorire, in caso di aborto e nelle cure per la fertilizzazione in vitro, per il trapianto del midollo osseo, per malattie croniche come l’epatite C e così di seguito. Nel caso di osteoartrite con dolore al ginocchio è emerso da una recente ricerca condotta in North Carolina (USA) da Gretchen Brenes e colleghi che i soggetti pessimisti presentano un peggioramento generale della mobilità (come camminare, salire le scale, entrare e uscire dall’auto ecc.), mentre gli ottimisti dimostrano un miglioramento della mobilità in generale.
Altre ricerche le potete trovare sul mio volume, L’OTTIMISMO (Bologna: Il Mulino. 2005).
La fiducia generata dall’ottimismo favorisce l’adozione di comportamenti più efficaci e più mirati per raggiungere lo stato di salute desiderato, per affrontare le malattie e le avversità, nonché per superare gli ostacoli. E’ il quadro generale dell’organismo a trarre un giovamento rilevante e concreto.
E’ evidente che non esiste una ricetta universale e valida per tutte le circostanze. Al contrario, è risultato che le risposte allo stress e gli effetti dell’ottimismo sono fenomeni intrinsecamente individuali e contingenti, che variano non solo da soggetto a soggetto ma che possono anche variare per lo stesso soggetto da una situazione a un’altra simile.
E’ importante aggiungere che l’ottimismo costituisce un importante fattore di salute non solo per chi è malato ma altresì per le persone che seguono e curano i malati. In questa condizione l’ottimismo contribuisce a ridurre i sintomi della depressione, a limitare gli effetti negativi derivanti dall’assistenza (spesso assidua e stressante) ai malati.
Si tratta di un campo d’indagine degno di grande attenzione e interesse. Vediamo di seguito alcuni ambiti della salute in cui l’ottimismo ha dimostrato la sua efficacia, a cominciare dalla longevità.
Longevità significa stare in forma e attivi per quanto si può, e più a lungo che si può. Longevità significa rimanere impegnato con la vita, assumersi la responsabilità di disegnare il futuro come uno lo desidera, restare legato in modo vitale ai propri cari, agli amici e alla società in generale.
Anche se non esiste l’elisir di lunga vita, la longevità – com’è noto – è collegata con una varietà di fattori che comprendono i fattori genetici, il genere, lo stato socio-economico, lo stile alimentare, il sostegno sociale, l’assistenza medica, nonché la personalità e il modo di comportarsi. Sono stati scritti numerosi manuali su come ottenere una vita lunga (fra gli altri, vedi quello di Frederic Huston e quello di David Mahoney e Richard Restak pubblicati nel 1999 negli Stati Uniti). Tuttavia, l’ottimismo si è dimostrato uno dei fattori più importanti per rendere più longeva la propria esistenza. Fra l’altro, è noto che i centenari risultano essere delle persone – di norma – ottimiste. Osserviamo però da vicino alcuni risultati empirici.
In uno studio sperimentale realizzato da Deborah Danner, David Snowdon e Wallace Friesen, noto come Nun Study e pubblicato recentemente sul prestigioso “Journal of Personality and Social Psychology”, si è accertato che all’interno di un gruppo di 180 suore di Notre Dame presso il convento di Milwaukee (Wisconsin, USA), vissute sempre nella stessa regione, a parità delle altre condizioni, l’ottimismo, manifestato all’età media di 22 anni nei diari personali scritti attorno agli anni Trenta, era fortemente correlato con la sopravvivenza sessanta anni dopo. Per esempio, per ogni incremento dell’1% nell’ottimismo si trova un corrispondente decremento dell’1,4% nel tasso di mortalità. Facendo ricorso alla regressione statistica di Cox, è risultato che la differenza media di età alla morte fra le suore ottimiste e quelle meno ottimiste è pari a 10,7 anni.
Parimenti, in un’altra recente ricerca condotta da Howard Friedman su un campione di 660 soggetti nell’Ohio (USA) è emerso che quelli ottimisti avevano una vita più lunga di 7,5 anni rispetto ai pessimisti. Una differenza ancora più consistente, pari a 12 anni circa, è stata riscontrata da Toshihiko Maruta e dalla sua èquipe presso la Mayo Clinic a Rochester (Minnesota, USA), dove circa 900 soggetti sono seguiti da oltre quarant’anni (a partire dal 1962). In questa medesima ricerca è risultato che, per ogni anno, indipendentemente dall’età, i pessimisti vanno incontro al rischio di morte in una percentuale del 19% superiore alla media.
Come si vede, l’ottimismo risulta essere un fattore di longevità più efficace della diminuzione della pressione sanguigna o della riduzione del colesterolo, ciascuno dei quali è stimato allungare la vita di circa quattro anni. Supera anche l’astensione dal fumo e il mantenimento di un peso normale, strategie che si stima aggiungano circa tre anni alla vita.
Vi è da chiedersi allora per quali motivi l’ottimismo sia così efficace nell’allungare l’arco di vita. Le ragioni vanno individuate in quei meccanismi e processi di mediazione fisiologica e psicologica, che esamineremo in questo capitolo e in quello successivo. In particolare, le modalità emotive con cui si affrontano e si governano gli eventi negativi della vita, la gestione attiva dello stress, la fiducia che il futuro riservi qualcosa di positivo anche quando si è in mezzo alle difficoltà, sono tutti processi legati all’ottimismo. Tali processi, a loro volta, riducono gli effetti negativi del sistema nervoso autonomo sul sistema cardiaco e sugli altri sistemi biologici del nostro organismo. Inoltre, la sensazione di governo personale connessa con l’ottimismo rappresenta un’altra strada importante per ridurre le emozioni negative e i loro effetti deleteri sulla salute fisica. Altre considerazioni su questi importanti aspetti potete trovarli sul mio volume L’OTTIMISMO (Bologna: Il Mulino. 2005).












