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Seduttività politica

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La politica è un ambito in cui la seduttività assume una forte rilevanza. Da sempre i politici (compresi i re, gli imperatori e i tiranni) hanno avuto e hanno bisogno di ottenere il consenso (e il controllo) dei cittadini da conseguire con i mezzi più diversi. Dal panem et circenses dei romani alla paura e al terrore dei sistemi dittatoriali.
Fino alla seconda metà del secolo passato il consenso era mediato dall’appartenenza a una ideologia, organizzata e gestita dai vari partiti. Alla fine del secolo scorso si assiste a una svolta radicale nella politica a livello internazionale. Compare il cosiddetto modello mediatico. La televisione e i mass media nel loro insieme diventano l’arena pubblica e il palcoscenico in cui si svolgono e si sviluppano l’azione e l’immagine politica. Politici e cittadini devono adattarsi alle logiche e alle regole che governano la comunicazione di massa.

Come ho posto in evidenza nel libro “LA SEDUZIONE” (Laterza: Roma-Bari. 2009), la centralità dei media nella politica modifica profondamente tutto il quadro di riferimento. Produce a cascata una serie di effetti strutturali sul sistema politico che modificano in modo rilevante il comportamento dei cittadini. Fra gli altri, farò qui menzione soltanto ad alcuni di essi.
Anzi tutto, la spettacolarizzazione della politica. Essa assume sempre di più aspetti spettacolari, per i quali la seduttività è essenziale. Ogni politico deve saper comunicare in modo efficace seguendo gli schemi comunicativi dei mass media. In tal modo si corre il rischio che vengano a contare di più le sue capacità di comunicazione mediatica rispetto alle sue idee e ai suoi programmi. Grazie alla sua seduttività egli deve sapere «bucare lo schermo».
A questo riguardo, negli Stati Uniti si parla di effetto setaccio (winnowing effect) in occasione delle elezioni primarie: i candidati politici che non ottengono audience e che non «perforano» lo schermo, sono messi da parte dal partito di appartenenza. In Italia è sufficiente pensare ai vari talk-show politici in TV: vale assai di più un’affermazione azzeccata o una battuta ironica che un elenco di dati o il resoconto di impegni rispettati. In questo senso la comunicazione politica si avvicina sempre di più alle logiche della pubblicità.
Un secondo effetto da mettere in evidenza riguarda la personalizzazione della politica. E’ un effetto concatenato con la spettacolarizzazione della comunicazione politica. I media chiamano alla ribalta il politico in quanto protagonista e attore. L’attenzione è rivolta su chi egli è e su come si comporta piuttosto che sul che cosa fa o sostiene. Non sono più i valori, l’ideologia di riferimento e la proposta di programmi politici a dominare la scena. Sono i singoli leader politici che con la loro seduttività devono attirare tutta l’attenzione dei media e dei cittadini. Tale fenomeno, chiamato da Mazzoleni «leadership personalizzata», è caratteristico non solo dei sistemi presidenziali (come gli USA e la Francia) ma ormai riguarda tutti i sistemi politici del mondo. Di conseguenza, il politico di oggi deve possedere le doti di un bravo attore e deve essere un eccellente comunicatore.
Date queste condizioni, si capisce l’importanza fondamentale della seduttività nella comunicazione politica. Vince e convince di più il politico che sa suscitare il numero più alto di emozioni e di passioni nei cittadini. Chi sa essere e apparire maggiormente in sintonia con i loro valori, aspettative e bisogni. Come scrive il giornalista Ivo Diamanti, anche la delusione può generare consenso e condivisione se un politico abile la sa sfruttare sul piano comunicativo a proprio vantaggio («La Repubblica», 19 settembre 2008). Anche nel caso di politici dotati di una personalità carismatica e di uno spirito profetico, in grado di trascinare masse molto grandi di persone e di calamitare le loro risorse verso cambiamenti profondi (Weber 1922), essi non sono esenti dalla spettacolarizzazione e dalla personalizzazione in termini di comunicazione e di seduttività. Il caso politico di Barack Obama pone in evidenza come, fra l’altro, egli abbia saputo valorizzare con grande intelligenza le molte opportunità offerte da internet nelle sue diverse espressioni.

La seduttività politica consiste in una serie assai estesa di operazioni. Esse vanno dal fare promesse importanti (che, pur apparendo credibili, mantengono margini di vaghezza) al mostrare di aver trovato soluzioni (che invece non sono necessariamente così sicure), al dare il senso del successo e di aver fatto la scelta «giusta» a chi sostiene le proprie idee, al mostrarsi pragmatici e operativi (pronti a decidere e intervenire in tempi stretti), al comunicare solo certi risultati (tacendone altri egualmente importanti), al far credere di mettere gli interessi dei cittadini al di sopra a quelli personali.
La seduttività politica comporta quindi il primato dell’apparire sull’essere. Come afferma Machiavelli, occorre sapere «bene colorire» i propri comportamenti. Nel capitolo 18 (quello noto come «La golpe e il lione») de “Il Principe” egli approfondisce questo discorso:

A uno principe, adunque, non è necessario avere in fatto tutte le soprascritte qualità, ma è bene parere di averle. Anzi, ardirò di dire questo, che, avendole e osservandole sempre, sono dannose, e parendo di averle, sono utili,come parere pietoso, fedele, umano, intero, religioso, ed essere, ma stare in modo edificato con l’animo, che, bisognando non essere, tu possa e sappi mutare el contrario.

Pietà, fede, integrità, umanità e religione erano le cinque virtù che, secondo Machiavelli, dovevano trasparire dalle parole e dai gesti del politico dei suoi tempi. Oggi si potrebbero aggiungere competenza, capacità retorica, abilità comunicativa, credibilità e affidabilità. Ma la sostanza rimane simile.
Governare è far credere: ecco il nocciolo della seduttività politica. Consiste nel creare «una realtà virtuale» prima di poter costruire «la realtà reale». Se tale fine è raggiunto, «e’ mezzi saranno sempre indicati onorevoli e da ciascuno laudati» (frase che sfocerà nell’aforisma: «il fine giustifica i mezzi», mai scritto in verità da Machiavelli). Oggi, dai sondaggi agli articoli di giornale, alle interviste in televisione, agli attacchi contro gli avversari, tutto mira a modificare e plasmare in modo suggestivo le credenze e i modelli di riferimento (mentali e sociali) dei cittadini. In tal modo essi che sono «vulgo» (per usare ancora i termini di Machiavelli) non sono più in grado di distinguere fra ciò che è reale e concreto e ciò che apparente e virtuale. Quelli che sono i fatti e quelle che sono le interpretazioni dei fatti.
In questo senso, la seduttività è diversa dalla menzogna politica. Quest’ultima consiste nell’omettere o nel falsificare intenzionalmente gli avvenimenti. Per contro, con la seduttività i politici rendono apparentemente chiaro e luminoso ciò che invece è scuro e tenebroso attraverso artifizi comunicativi e varie forme di rituali e cerimoniali. Entriamo nel campo del cosiddetto marketing politico dove la capacità di apparire credibili e affidabili in modo seduttivo conta spesso più della validità delle stesse idee e delle proposte politiche.
Quali operazioni e dispositivi i politici mettano in atto per gestire queste leve del potere a proprio vantaggio potete trovarle nel libro “LA SEDUZIONE” (Laterza, Roma-Bari 2009).

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