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La gelosia è un sentimento universale?

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La gelosia è uno dei sentimenti più profondi che caratterizza la nostra specie. Essa è una delle espressioni più forti del legame dell’attaccamento fra le persone. È una componente essenziale della relazione d’amore fra le persone. Nella nostra cultura è molto difficile provare amore senza provare nello stesso tempo gelosia. Chi è geloso, è anche innamorato e viceversa.

Essa è la manifestazione esplicita del territorio dei nostri affetti. Innanzi tutto, abbiamo la gelosia sessuale. È una risposta immediata e molto forte alla minaccia (e alla realtà) del tradimento da parte del partner. È più evidente negli uomini che nelle donne, poiché l’infedeltà della partner crea incertezza sulla paternità. D’altra parte, come ho documentato in un recente volume (Anolli, 2009), nel mondo occidentale i figli concepiti fuori dalla coppia, a totale insaputa del maschio, variano dall’1% al 30%, con una media attorno al 10%. Un esempio evidente è stato di una donna americana che ha partorito recentemente due gemelli: uno bianco e l’altro nero. Uno del marito, l’altro dell’amante. In questo caso l’analisi del DNA è diventata superflua.

La gelosia sessuale è legata in modo intrinseco alla competizione intrasessuale, che avviene in modo più forte fra i maschi rispetto alle femmine nelle varie specie animali. Per attrarre una donna, occorre esibirsi e mostrarsi competenti da molti punti di vista. È evidente che, se un maschio non attrae, non conquista nessuna femmina.

Per contro, le donne sono più inclini a provare la gelosia emotiva. Se il loro partner si lascia coinvolgere affettivamente da un’altra donna, esse si sentono assai più profondamente ferite e lacerate nei loro sentimenti. Avvertono immediatamente di essere diventate di secondo piano. Di contare poco o nulla e di essere diventate insignificanti. È un attacco diretto e centrale alla loro immagine in quanto donna, oggetto del desiderio (Anolli, 2009).

La gelosia e la coppia

In ogni caso, la gelosia è la manifestazione palese del sentimento del possesso del partner. L’espressione: “Tu sei mia/mio!” è una dichiarazione esplicita di questa forma di possesso. Tale sentimento è l’indizio più robusto della seduzione, dell’innamoramento e dell’attrazione reciproca.

La faccia negativa della gelosia, in quanto possesso, è rappresentata dall’eccesso di possesso che diventa controllo, imposizione, persino coercizione e costrizione. Oppure, diventa invadenza, straripamento, invasione della vita dell’altro, asfissia. È il caso in cui “quest’amore diventa una camera a gas, per dirla con le parole di Gianna Nannini.

Sovente, queste forme di gelosia conducono a comportamenti violenti, aggressivi fino all’omicidio del partner. In altri casi portano a condotte pesanti di insistenza e di persecuzione (stalking). In altri casi ancora si manifestano nella vendetta e nella ritorsione, che vanno da vari tipi di screditamento del partner (compreso il ricorso a You Tube).

Eppure, in tutto il mondo non è così. Vi sono popolazioni in cui i legami affettivi e sessuali sono totalmente esenti da gelosia. Penso ai Na, una popolazione dello Yunnan della Cina meridionale, vicino alla regione tibetana. In quest’ultima popolazione una sorella “va in sposa” a diversi fratelli con cui condivide tutto (dalla casa al lavoro, all’educazione dei bambini, al cibo, al divertimento, al tempo liberto), eccetto il sesso. In questa popolazione il tabù dell’incesto è fortissimo e qualsiasi cenno sessuale fra la sorella e i fratelli è assolutamente proibito, come ha dimostrato il bellissimo studio di Cai Hua (1997). L’attività sessuale della donna si svolge con estranei che, di notte, vengono a farle visita in modo furtivo (nana sésé) e che svolgono la funzione di “amanti” (açia). In questo tipo di rapporti sessuali non vi è spazio né per la gelosia, nè per il sentimento del possesso (“Io non ti appartengo, tu non mi appartieni”) e la loro durata è assai variabile.

In tal modo si costituiscono gruppi domestici (lhe) che condividono la medesima sostanza (ong, letteralmente l’osso), che rimangono insieme per sempre e che basano la loro piena solidarietà domestica (ma non sessuale) sulla relazione “fratello-sorella”. È una società senza né padre né mariti. In questi gruppi domestici dominano i rapporti di consanguineità fra fratello e sorella, non quelli di coniugalità fra uomo e donna.

Una situazione simile la ritroviamo nella popolazione dei Nayar che vivono nel Malabar (India meridionale). In essa funziona il sistema del taravad. La donna vive in casa con il fratello che svolge in tutto e per tutto la funzione di responsabile del gruppo domestico (compresa quella paterna), ma nessuna attività sessuale. La sorella, infatti, ha rapporti sessuali sambandham con visitatori saltuari (visiting husband), caratterizzati da temporaneità, provvisorietà e libertà (sia maschile che femminile). Essi non hanno, di conseguenza, nessun diritto di paternità sui figli nati a seguito di tale attività sessuale saltuaria. Tanto meno, hanno l’idea di possesso sessuale ed emotivo reciproco.

Queste popolazioni sono esenti dal sentimento della gelosia. Eppure, funzionano bene nella loro nicchia ambientale. Siffatta condizione è resa possibile dalla netta separazione fra la funzione riproduttiva (mettere al mondo bambini) e la rete dei sentimenti e delle relazioni interpersonali (in che modo stare con gli altri e avere buoni rapporti sociali). La stretta unione fra attività riproduttiva (e sessuale in genere) e ragnatela degli affetti è la premessa fondamentale per dare origine alla gelosia nelle sue diverse forme.

È una scelta culturale. Non è un vincolo né genetico né biologico. La gelosia, pur essendo molto estesa, non risulta una necessità universale.

Riferimenti bibliografici

Anolli, L. (2009), La seduzione, Laterza, Roma-Bari.

Cai, H. (1997), Une société sans père ni mari. Les Na de Chine, Presses Universitaires de France, Paris.

Foto: jscreationzs & Filomena Scalise

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