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Perché è affascinante studiare la seduzione a livello scientifico

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Recentemente mi sono occupato dello studio scientifico della seduzione dal punto di vista psicologico (Anolli, 2009). Per quale ragione? Forse perché sono interessato agli aspetti erotici della seduzione? Perché, come psicologo, posso essere qualificato da “voyeurismo psicologico”? Per fare concorrenza a qualche altro studioso italiano?

No, niente di tutto questo. Mi sono interessato e mi interessa la seduzione in quanto è un “nodo” denso e intricato della nostra esistenza. Molto di più del classico “nodo gordiano” che solo la spada può sciogliere.

È un nodo che attraversa in senso verticale e orizzontale tutta la nostra vita, poiché è una delle massime espressioni del nostro bisogno radicale di attaccamento. In quanto tale, la seduzione ha profonde ed estese radici biologiche. È ovvio che gli ormoni sessuali esistono e che abbiamo importanti regioni cerebrali sottese all’erotismo e alla sessualità. È il “cervello erotico” che muove e regola tutte le altre nostre azioni in questo campo.

Tuttavia, se la seduzione fosse attivata e governata esclusivamente da questi dispositivi neurobiologici, dovremmo parlare di “istinti” automatici e universali, eguali per tutti, come dei riflessi, che scattano in modo involontario.

Sappiamo tutti che così non è. Per nostra fortuna (e degli altri). L’avvio di un’avventura seduttiva (qualunque essa sia e comunque finisca) è sempre una scelta. È una decisione, che risponde alle possibili domande: “Parto o non parto con questo tipo?”; “Tento o non tento?”; “Mi lascio andare o resisto?”.

Al punto iniziale (punto zero) dell’avventura seduttiva vi è una sorta di meccanismo “on-off”. Posso decidere di non sedurre, poiché ritengo che in quella circostanza può essere troppo rischioso esporsi ed “esibirsi” a un altro potenziale partner. Posso decidere, al contrario, che vale la pena correre i rischi della seduzione, poiché sono troppo attratto/a dal possibile partner.

In questo itinerario i meccanismi neurobiologici della seduzione diventano intrecciati con quelli cognitivi della scelta, della presa di decisione e della pianificazione dei comportamenti seduttivi da mettere in atto. Sono importanti processi psicologici, che coinvolgono (è ovvio) in modo esteso e profondo i desideri, le emozioni, gli affetti.

Qualora ci fermassimo qui, capiremmo molto poco della seduzione. Essa non è soltanto “una faccenda privata”. Non è un’avventura solitaria. La seduzione (anche questo è naturale) coinvolge sempre un altro. È una relazione e per sedurre (meglio, sedursi) occorre essere almeno in due. Si può essere anche di più, ma in questi casi le cose, spesso, si complicano. Lo approfondirò in un prossimo appunto. Per ora è sufficiente dire che, essendo necessariamente una relazione, la seduzione richiede l’attivazione di fondamentali processi sociali. Essere capaci di attirare l’attenzione degli altri (non è così facile né scontato). Essere abili nella comunicazione verbale e, soprattutto, in quella non verbale (dallo sguardo furtivo al sorriso timido, dal gesto di aggiustamento dei capelli all’accavallamento delle gambe, dall’incrociare le dita al tono della voce).

La seduzione, quindi, è un intreccio inestricabile fra meccanismi neurobiologici, processi psicologici e interazioni sociali. Non basta. Un conto è sedurre una donna (o uomo) italiana, un conto è una polacca, un altro conto ancora è una cinese o un’araba. La seduzione appare quindi come un modello culturale fondamentale, poiché ogni cultura ha l’esigenza non solo di sopravvivere, ma anche di proliferare e di essere robusta. La seduzione è un dispositivo culturale potente che risponde a queste (giuste) richieste. Ogni cultura ha i suoi rituali e itinerari seduttivi. Se vogliamo sedurre una straniera (o uno straniero), non possiamo fare riferimento ai nostri standard culturali, poiché corriamo il forte rischio di essere sfasati e “fuori registro”.

La Seduzione: una ragnatela di significati

Come appare evidente, la seduzione è un territorio complesso, ricco e denso, nel quale gli aspetti – neurobiologici, psicologici, sociali e culturali – sono fra loro strettamente interdipendenti e interconnessi. Finora non sappiamo dove i dispositivi psicologici “sfumano” in quelli biologici o in quelli sociali o in quelli culturali. In questo senso la seduzione è una “ragnatela” di significati, nella quale i “fili” non sono disposti in modo geometrico (come in una ragnatela reale) ma in modo ingarbugliato e, apparentemente, disordinato. Per questa ragione nel volume che ho da poco pubblicato, parlo di seduzione come “imbroglio” (Anolli, 2009). Non solo perché nella seduzione vi possono essere (e spesso vi sono) importanti aspetti di inganno, ma perché, assai di più che in un nodo gordiano, in essa i fili dell’intreccio seduttivo sono terribilmente intricati. Spesso si interrompono, diventano di un altro colore, alcune volte scompaiono per ricomparire poco dopo e così via.

Da qui il fascino dello studio scientifico della seduzione. Capire in che modo i vari itinerari della vicenda seduttiva siano fra loro disposti e in che modo ciascuno di essi concorra all’esito favorevole (speriamo) o negativo (possibilmente, da evitare) dell’avventura di conquista di un partner potenziale. È sempre una sfida intrigante, coinvolgente e umanamente ricca.

Riferimento bibliografico

Anolli, L. (2009), La seduzione, Laterza, Roma-Bari.

Foto: jscreationzs & Tina Phillips

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